In trappola

5 gennaio 2009

gallery-gaza-air-strikes-011

Non so cosa significhi vivere in trappola. Essere sequestrati o imprigionati. Avere una vita limitata dai propri sorveglianti. Immaginare una situazione del genere applicata a oltre un milione di persone mi è impossibile. Deve esserlo altrettanto impossibile per i nostri giornalisti e i nostri politici. La questione di Gaza non verte, nelle loro menti, attorno alla tragedia che si sta consumando nella Striscia. Non li sfiora che si stia perpetrando un crimine. Non sono turbati dal rendersi complici a questo. Le loro parole sono dedicate alla sicurezza dello stato d’Israele. Sono dedicate a quei patetici bruciatori di bandiere. Perché un giornale, per informarmi di questa esecuzione (mi rifiuto di chiamarla guerra), deve versare fiele su manifestanti che bruciano la bandiera d’Israele accusandoli di seminare l’odio. Le bombe, le granate, i proiettili? Questi non seminano l’odio? Solo morte e distruzione e la soluzione del problema chiamato Hamas, ma odio no, quello proprio no.

Per la prima volta non sono messo a disagio da quelle fotografie di manifestanti che accostano la croce uncinata alla stella di David. L’attuale politica dello stato d’Israele non è quella dello stato nazista. Ma l’avere tolto la terra a delle persone in quanto palestinesi, averle costrette a vivere in una immensa prigione in quanto palestinesi, mi ricorda la ghettizzazione subita dagli ebrei. Quante volte mi sono chiesto, ma perché gli ebrei non si sono ribellati? Infatti lo fecero nel caso del Ghetto di Varsavia. Nessuno può negargli ora quel diritto. L’attuale strategia dello stato d’Israele non è quella di un attacco chirurgico per asportare Hamas. Dalle testimonianze Israele sta distruggendo tutto l’apparato amministrativo della Striscia di Gaza. Tutte quelle strutture che sostengono volere consegnare ad al-Fatah. Io ritengo che lo scopo di questo attacco sia piuttosto quello di svuotare la striscia dai palestinesi.

Cosa rimarrà dopo questo attacco? Un cumulo di macerie. Una popolazione che vivrà nell’insicurezza, che saprà che questo si ripeterà se dovesse votare nuovamente per Hamas (ammesso gli sia concesso votare). Un territorio contaminato dai proiettili all’uranio impoverito usato contro le gallerie e contro le casematte. Quanti palestinesi si diranno che ormai non c’è più futuro per loro in quella terra? E che non si mettano a cercare solidarietà altrove. In quale siano schierati i governi europei è evidente. I regimi arabi non sono da meno, il livello di corruzione e di scollamento dalle loro società è evidente.

I palestinesi sono soli e in trappola.

Annunci

One Response to “In trappola”

  1. tonidalla Says:

    mi piaci di più quando scrivi le mail, più cinico…certo che quella foto…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...