A [edz]

8 gennaio 2009

GD*6781212

La foto che vedete mi è capitata tra le mani questa mattina. La scattò il mai troppo rimpianto Mario Crosta. Siamo ritratti io e [edz] ad una fiera agricola ad Avellengo. Penso sia l’anno 1997.

Quando, una ventina d’anni fa, cominciai a frequentare la provincia di Bolzano con una certa assiduità, mi accadde di essere vittima del suo fascino. Mi appariva una provincia insieme non-euclidea, nordica, medievale, garbata: la aromatizzava un incenso di spente gerarchie ecclesiastiche, tutto pareva nobile, rurale e insieme moderno. La terra lungo l’Adige e tra i monti vantava una storia intellettuale recente di singolare prestigio; la sua storia morale era quanto di meno italiano o austriaco si potesse immaginare. Era una provincia con Lederhosen e palette dei carabinieri, gourmand, tradizionale e illuminista. Avevo alle mie spalle, come esperienza di vita, lo sgangherato Trentino, ambiguamente riassunto nell’alleanza di strangolapreti, Campana dei Caduti, Marilleva 2000; e mi ritrovavo in una geometrica biblioteca, pensosa e affollata di fronti spaziose, sommessa e d’avanguardia. Un centro europeo che appariva curiosamente appartato, non si sa se offeso o deluso o solamente inteso alle proprie indagini severe. Il resto d’Europa, sembrava suggerire quel contegno, era più o meno portineria; ma lei, Athesis, abitava al piano nobile.

Veramente, le mie prime impressioni attorno agli abitanti della provincia di Bolzano tutto mi avevano provocato fuorché rispetto per i nazionalismi incrociati. Volitivi oratori curiosamente somiglianti a Krapp. Un pronome di possesso trasformato da un odioso vocativo di bambini viziati nell’acronimo del Piccolo Chimico Reloaded. Arrivando a Bolzano mi chiedevo: che potevano capire questi uomini severi e lievemente pomposi della loro provincia così pomposa e nient’affatto severa? Certo non avevano la mano leggera: ma non erano discendenti di montanari, militari e parenti di ecclesiastici? Certo, non erano dei voluttuosi, dei languidi: ma non avevano una solida grazia pascaliana, o una laica probità altoborghese? Ad avere nari specialmente arbitrarie non si poteva cogliere un brumoso sentore di anseatico cattolico, una squisitezza da Thomas Mann? Il Sudtirolo era una provincia nordica spinta troppo a sud dall’ultima glaciazione, un nobile regalo ad una nazione inguaribilmente meridionale.

Ogni città caldeggia un mito di se stessa: ovviamente una mistificazione ma non infondata né interscambiabile. Non posso chiamare Roma “fervida di operosità” né Milano “cinica e sorniona”, non posso compiacermi della “grassa cucina genovese” né deplorare la cauta avarizia bolognese; Bolzano non è cordiale, chiassosamente bigotta, come Napoli non è nota per il suo gelido aplomb. Bolzano è seria, per bene, operosa, ha stile, è colta, ha classe, è elegante, è discreta, è cortese, è all’avanguardia, è una capitale di un piccolo principato, che ha custodito solo l’anima contadina, pur bandendo i letamai dalla città.

Col tempo l’immagine altoatesina del Sudtirolo (o sudtirolese dell’Alto Adige?) ha subito una lenta ma chiara evoluzione. Il suo mito ha svelato, anno dopo anno la sua ambiguità; dalla cortesia trasuda qualcosa che sa di paura, la discrezione sfuma nella reticenza, lo stile si coagula in una sommessa omertà, la prestigiosità tecnica offre una base intellettuale ad un razzismo di classe, che è “bianco”, coloniale. L’unica qualità in cui pertinenza e duplicità si saldano è nel “per bene” sudtirolese, una correttezza lievemente, quasi fintamente irrigidita. Colpisce il visitatore il suo fastidio per gli anfibi, per i languori che non siano almeno impreziositi dal peccato, l’incomprensione per l’indulgenza, praticabile ma non teorizzabile.

Talora gli abitanti della provincia scrivono ai giornali. Io ho un amico, meranese, che talora mi legge dei brani scegliendo di volta in volta il più appropriato schietto accento locale; io provo la stessa sensazione lancinante che deve sconvolgere i cani sensibili quando ascoltano uno straziante suono di violino, e guaiscono impotenti. Citerò due esempi, a memoria, e dunque con qualche imprecisione. Economia e funzionalità: esiste su una statale dolomitica un catastrofico “chilometro della morte”; un lettore scrive proponendo che, almeno, lo si renda esente da divieti di parcheggio e limiti di velocità: “gli automobilisti saranno riconoscenti”. Per un titolo del Dolomiten brissinesi arrestati a Bilbao (Spagna), un lettore protesta: “tutti i brissinesi arrestati in Spagna risultano essere assenti dalla nostra provincia da almeno sei anni”.

Scriveva Karl Kraus che quel che ripugna nello sciovinismo non è l’odio per le patrie altrui, quanto l’amore per la propria.

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10 Responses to “A [edz]”

  1. gadilu Says:

    Caspita. Ma è bellissimo. Entra a pieno diritto nell’antologia che mai comporremo.

  2. tonidalla Says:

    veramente sei tu quello nella foto? Che brutta fine…Enzo con la panza che si trova nello Yorkshire ma si crede a Bozen

  3. (edz) Says:

    @ enzopenzo

    Copio il giudizio di gadilu e lo incollo volentieri sulla tua pancia, che il giorno in cui fu scattata la fotografia – va detto per onestà intellettuale – dissimulasti furbescamente sotto un ineccepibile maglioncino a righe orizzontali.

    Nei mesi scorsi, dopo averti letto, mi chiedevo immancabilmente: “Perché enzopenzo scrive diversamente?”. Come mi capita spesso, però, non capivo il senso della mia domanda. “Ma cosa stai pensando?”, continuavo a ripetermi, “Diversamente da cosa?” e nel lavandino di casa mia mi pareva di vedere, tra i denti e i capelli che perdo ogni giorno, anche qualche neurone.
    Il tuo post di oggi mi ha chiarito le idee: scrivevi diversamente, perché ho sempre immaginato che tu scrivessi così.

  4. enzopenzo Says:

    @ [edz]
    Hai dunque sempre immaginato che scrivessi come Giorgio Manganelli. Questo mio brano è frutto più di un lavoro di copia/incolla di testi manganelliani che altro. In onore tuo e della tua passione per l’hilarotragoedico. Spero non ti abbia deluso.

  5. (edz) Says:

    Deluso? E perché mai? Io adoro gli esercizi di riscrittura.

  6. lollo Says:

    Sei Laurence Smith?

  7. GattoMur Says:

    L’hai capito dalla panza, eh? 🙂
    Io, invece, non ci sarei stato tutto nella foto: il naso…

  8. lollo Says:

    L’ho capito da Manganelli!

  9. enzopenzo Says:

    Il mitico lollardo. Benvenuto

  10. deze website Says:

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