IT IS DIFFICULT

27 gennaio 2009

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Durante il fine settimana ero a Milano e ho visitato la mostra IT IS DIFFICULT di Alfredo Jaar. L’attività di Jaar è di denuncia e centrale alla mostra milanese è il genocidio in Ruanda. Denuncia perché oggi poco si ricorda di questa tragedia mentre, per assurdo, e la mostra lo sottolinea, delle vicende di OJ Simpson che accadevano in quelle stesse settimane (sì, settimane, non giorni) a tutti ritorna in mente qualcosa. Le fotografie giocano un ruolo importante in questo suo progetto. Jaar fugge dal voyeurismo delle tragedie. Non fotografa cadaveri, fosse comuni, strumenti di morte, mutilati. Le sue sono fotografie di paesaggi deserti, nuvole, ritratti. Quando si reca sul luogo di un massacro, quello della chiesa di Ntarama ad esempio, fotografa una nuvola solitaria che fluttua sopra la chiesa. Questo apparente pudore non è impiegato per rendere la documentazione pulita o fruibile senza increspare la superficie. Anzi, l’effetto umilia. Alla fine della mostra si viene condotti attraverso un corridoio nero con impresso su un lato in bianco su un’unica riga in, al massimo, corpo 20 le seguenti parole:

Gutete Emerita, 30 years old, is standing in front of a church where 400 Tutsi men, women and children were systematically slaughtered by a Hutu death squad during Sunday mass. She was attending mass with her family when the massacre began. Killed with machetes in front of her eyes were her husband Tito Kahinamura, 40, and her two sons, Muhoza, 10, and Matirigari, 7. Somehow, Gutete managed to escape with her daughter Marie-Luise Unumararunga, 12. They hid in a swamp for three weeks, coming out only at night for food. Her eyes look lost and incredulous. Her face is the face of someone who has witnessed an unbelievable tragedy and now wears it. She has returned to this place because she has nowhere else to go. When she speaks about her lost family, she gestures to corpses on the ground, rotting in the African sun. I remember her eyes. The eyes of Gutete Emerita.

Questo ci introduce all’opera The Eyes of Gutete Emerita (1996). Una tavola illuminata con migliaia di diapositive degli occhi di Gutete Emerita. Tutte uguali. Accatastate come i cadaveri che abbiamo preferito ignorare.

www.alfredojaar.net

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