Un granello di sabbia

27 febbraio 2009

The Queen is Dead

27 febbraio 2009

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Un post letto qua mi porta indietro di qualche anno.

Devo aver avuto 16 anni. Non riuscivo a sopportare il fatto che l’universo musicale si riducesse alle due radio che si potevano ricevere a Stenico: Radio Emanuela (con conseguente Hotel California in continuazione, mai che gli si sia rovinato quel disco) e Radio tg8. Non avevo ancora capito che esisteva Rai Stereo Notte. Ma avevo capito che mettendo la radio sullo scaffale più alto della libreria di camera mia, piegando l’antenna in una certa maniera, tenendo il dito sulla girella della frequenza e piegando il busto leggermente in avanti potevo accedere alla contemporaneità: Radio Deejay.

Ora, ammetto che Radio Deejay non fosse un grande balzo in avanti. Ma in mezzo ai Tracy Spencer, Erasure, Bananarama, Howard Jones, Sandy Marton a un certo punto passa un pezzo degli Smiths. Non mi ricordo quale fosse ma mi ricordo che ho pensato “questi sono diversi”. Deve essere stato un errore di programmazione, perché nonostante le playlist ripetitive di Radio Deejay non li sentì più. L’unica soluzione fu quindi di marinare scuola una mattina e prendere la corriera andare a Trento e prendermi un loro disco. Al De Marco non avevano niente ma al Domolux sì. Un’unica copia di “The Queen is Dead”.

Mentre tornavo a Stenico in corriera mi rigiravo tra le mani la copertina con Alain Delon (Il ribelle di Algeri) e leggevo i testi e mi dicevo “questi sono diversi”.

So I broke into the Palace, with a sponge and a rusty spanner…

Così mi sono ritrovato a imparare a memoria tutti i testi degli Smiths. E tutto questo aveva un unico scopo. Cantarli a squarciagola in compagnia di Gattomur in buona parte delle piazze storiche di Bologna.

Alle volte…

26 febbraio 2009

nsu

Quando la realtà supera la fantasia. In Senato devono votare il cosiddetto ddl anti-fannulloni di Brunetta ma manca il numero legale! Vedi qua.

Ma da che razza di pezzenti siamo rappresentati.

Non è poi difficile dimenticarsi del festival della canzone italiana di San Remo se si pensa che la canzone italiana è stata rappresentata da capo lavori come questo.

In un momento di cattiveria ho pensato di dedicare questa canzone a Uòlter Veltroni. Poi ho pensato che non se lo merita. O se lo merita?

Guardare oltre

16 febbraio 2009

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Hai qualche volta quella sgradevole impressione che la mano che ti stanno agitando davanti al viso serve per non farti capire che ti stanno sfilando il portafoglio? Ogni settimana i nostri politici sono investiti di un caso morale, la settimana scorsa gli Englaro quella prima Cesare Battisti la prossima San Remo (io punto su Benigni – sono piuttosto scontati i nostri), ma nel frattempo cosa fanno? Per incominciare il decreto sulla sicurezza. Ovvero per aumentare la sicurezza ostacolano le intercettazioni e dotano dei padani con la pancia da birra della possibilità di girare a mo’ di ronda. Mi sento già più sicuro. Per non parlare di come il governo intende affrontare la crisi economica. Già, come intende affrontare la crisi economica? Non si è ben capito, se non che ti danno soldi se compri automobili o frigoriferi. Confrontando l’Italia con gli Stati Uniti, la Francia o la Germania (lo so, sono impietoso, i prossimi raffronti li faccio con la Siria e la Colombia, giuro) si vede subito l’inadeguatezza dei provvedimenti. Quindi ben venga un altro caso Englaro. Vale veramente la pena al signor Silvio Berlusconi abbracciare una causa come questa. E tanto per gradire ha potuto pure fare un saggio della potenza dei suoi media. Prima della sua discesa in campo accanto al Vaticano i sondaggi sostenevano che quasi l’80% degli intervistati fossero favorevoli al fatto che il corpo di Eluana Englaro potesse andarsene. Pochi giorni dopo la sua dichiarazione che avrebbe licenziato un decreto perché non potesse essere interotta l’idratazione e l’alimentazione della Englaro uscirono dei sondaggi che sostenevano che la metà degli intervistati fossero a favore del provvedimento. Non sarebbe scientifico dire che il 30% degli italiani hanno cambiato opinione in pochi giorni, ma sicuramente i media sono riusciti a torcere le notizie in maniera favorevole al presidente del consiglio.

To Whom it May Concern

10 febbraio 2009

Girate queste a chi volete. Dopo le scene indecenti di questi ultimi giorni i candidati sono molteplici.

Spinoza

9 febbraio 2009

spinoza

Do spesso un occhiata a questo sito. Ma oggi, purtroppo, si sono superati:

Rondò padano

Berlusconi: “Basta che respiri”.

“È viva, potrebbe fare figli”. Formigoni si fa avanti.

Il Vaticano: “Calma. Non è mica sposata”.

(È ovvio che il premier tenga alle persone in stato vegetativo permanente: sono la base del suo elettorato)

Nel frattempo si tenta la via della legge ad personam. Che, di straforo, vieterà anche le intercettazioni.

Veltroni: “Berlusconi si inchini alla Costituzione”. Lo ha già fatto. Ma dandole le spalle.

“Le posizioni del Quirinale implicano l’eutanasia”. Che esagerazione. Napolitano non mi pare così malmesso.

Il cardinal Bertone minimizza le ingerenze: “Noi non interferiamo. Diamo ordini”.

Di Pietro: “Berlusconi ricalca il nazismo”. In effetti avevo la sensazione che non fosse tutta farina del suo sacco.

Giro di vite sull’immigrazione: ora i medici potranno denunciare i clandestini. Specie quando si ostinano a chiedere la ricevuta.

Bersani: “A ottobre mi candido alla guida del Pd”. Finalmente una buona notizia: qualcuno convinto che a ottobre il Pd esisterà ancora.

(Comunque per lui sarà dura battere Fini)

Si fingeva prete per abusare di minori. E viceversa.

Il governo autorizza le ronde padane, purché disarmate. Potranno solo sparare cazzate.

I corsi di formazione saranno tenuti da Bud Spencer e Terence Hill.

Vigilanza Rai, motivata la scelta di Sergio Zavoli: “Ha una vita piena e dignitosa”.

Usa, diffusi i dati sulla disoccupazione: solo a gennaio in seicentomila hanno perso il lavoro. La buona notizia è che lì in mezzo c’è anche Bush.

Inflazione, nel paniere Istat inserita la chiavetta Usb. Ma non la legge.

Padre nostro

6 febbraio 2009

englaro

Osservando l’evaporazione di una società civile degno di questo nome, l’affidamento al Vaticano di qualsiasi tema che riguardi l’etica o la morale, il dilagare di ignoranza medievale e tribale, l’uomo rappresentato nella fotografia è diventato, suo malgrado, un simbolo. Anche in queste ore in cui il presidente del consiglio emana un decreto per capovolgere le sentenze dei giudici (un suo vezzo ormai ben conosciuto) coloro che rappresentano l’opposizione in parlamento in questo paese di merda non sono in grado di difendere Beppino Englaro. Do un occhiata alle agenzie e i Veltroni, Finocchiaro ecc. sono disposti a sbilanciarsi per il presidente Napolitano ma per questo esempio di dignità niente: allontanerebbe l’elettorato cattolico/la benevolenza dei vescovi. Il disgusto che provo sembrerebbe condiviso da molti ma non trova molta voce nei media. Immagino che Bruno Vespa abbia già commissionato un plastico della clinica di Udine. Ma niente può battere questa agenzia che ho preso dal sito della Repubblica:

15:32 Berlusconi: “Ogni sforzo per non farla morire. Eluana potrebbe fare figli”

I cattivi modelli

3 febbraio 2009

Trascrivo l’articolo di Alessandro Portelli apparso sul Manifesto di oggi:

Per fortuna, neanche stavolta c’entra il razzismo. Un poliziotto ammazza a fucilate il vicino senegalese a Civitavecchia: è una banale lite di condominio. Tre ragazzi bruciano vivo un senza casa indiano a Nettuno: è una ragazzata, magari quasi omicida, ma si sa, i ragazzi si annoiano e tutti siamo in cerca di emozioni. E davvero, sono quasi tentato di crederci: il razzismo c’entra, ma non è un ingrediente isolabile, un ideologia motivante; è piuttosto una componente ormai intrinseca e indistinguibile di un senso comune di violenza e sopraffazione che se non è diventato egemonico, poco ci manca.

Coltellate, fucilate, violenze sessuali fanno tutte parte di un’unica grammatica dell’annientamento e dell’umiliazione dell’altro (anche la violenza sessuale è una forma di assassinio, in cui nonostante le strizzate d’occhio del nostro presidente del consiglio il desiderio sessuale non c’entra per niente). E questo senso comune è condiviso tanto dai cinque romeni stupratori di Guidonia o dai tre marocchini che avrebbero violentato una donna (romena) a Vittoria in Sicilia, quanto dall’italiano stupratore di una cilena, dai ragazzetti di Campo de’ Fiori accoltellatori di un americano, dal bravo ragazzo violentatore di Capodanno a Roma. E da tanti episodi meno sanguinosi ma diffusi nelle famiglie, nelle strade, negli stadi, nelle scuole, nelle caserme…

La sola differenza – e qui il razzismo c’entra espressamente – è la strategia di depistaggio messa in moto da politici e media. Quando, sempre a Guidonia, nel 2006, fu una donna romena a essere violentata per ore da un italiano la notizia non riempì le prime pagine ma si esaurì in due righe in fondo a un comunicato Ansa e a un trafiletto del Corriere della Sera. Non ci furono ronde di patrioti indignati nei bar e nelle carceri, circondate da simpatia e complicità della brava gente circostante. Perciò far credere che la violenza sia un portato dell’immigrazione, è un modo di parlare d’altri e non di noi – a cominciare dall’altra cosa che tutti questi episodi hanno in comune: il genere maschile degli aggressori e la debolezza delle vittime.

Molti anni fa, il sociologo David Reisman diceva che nella società di massa la fiaba di Pollicino-ammazza-giganti si sarebbe trasformata nella fiaba di Pollicino-ammazza-nani. Infatti adesso siamo tutti dalla parte di Golia: anche le guerre, dall’Iraq a Gaza, esibiscono e addirittura vantano la sproporzione tra i deboli e i forti.

Essere o sembrare deboli, nella modernità della competizione, della deregolazione, dell’individualismo e del mercato elevati a religione, è una colpa in sé. È una colpa essere donna, è una colpa essere senza casa, è una colpa essere nero. E forse la colpa peggiore di tutte queste minacciose debolezze sta nel fatto che mettono a nudo la debolezza profonda dei «forti», la precarietà del loro diritto, la tranquillità del loro dominio. I potenti non riescono davvero a vincere le guerre, i violenti non fanno che mettere in scena la loro paura, i razzisti non riescono a sentirsi superiori alle loro vittime, la finanza globale va in rovina e porta rovina con sé. La rabbia frustrata di chi si crede forte e si accorge di non esserlo più produce violenza.

Fermarla, o almeno porvi un limite, è un lavoro di profondità e di lungo periodo, una costruzione di socialità nuova, di rapporti civili fra le persone, di politica coraggiosa e anticonformista. Altro che «essere cattivi» con i «clandestini» – cioè, essere come quelli che li bruciano vivi – come vaneggia nella sua frustrazione il povero Maroni. Non la fermeranno certo i poliziotti per le strade, i vigili urbani con la pistola e la licenza di sparare: anzi, saranno un’ulteriore modello di ruolo per i futuri aggressori, un’altra esibizione di forza impotente, e un altro esempio di quella politica bipartitica – quella sì, «cattiva» politica – che alimenta queste paure e se ne nutre.