L’anello mancante

9 aprile 2010

Marcello Veneziani

Segnalo un fondamentale articolo di Marcello Veneziani apparso sul Giornale di oggi [linkato qua]. Pare che anche in Italia dovremo subire l’offensiva scatenata negli Stati Uniti, soprattutto nei suoi stati meridionali, per minare l’evoluzionismo. Il bello dell’articolo è che ricorre al classico schemino degli interventi di Veneziani, ovvero il rovesciare addosso all’avversario la colpa della tesi che si vuole difendere. In questo caso accusa chi propugna la “teoria” dell’evoluzionismo di essere un fondamentalista che non accetta che ci siano altre spiegazioni allo sviluppo della vita. Perché essendo l’evoluzionismo solo una delle possibili teorie è giusto che abbia la stessa sua validità anche il creazionismo e il disegno intelligente, perché questo è quanto si fa tra persone civili e democratiche. Ammettendo la propria ignoranza in fatto di teorie scientifiche, Marcello Veneziani ci dice che si asterrà (bontà sua) “rigorosamente dal violento diverbio tra gli scienziati che sta riducendo la cultura a una disputa tra macachi, bertucce e babbuini.” Se avessi accesso diretto al esimio Veneziani gli chiederei di procurarmi anche una sola pubblicazione scientifica sottoposta a peer-review che  suffraghi le voci di un violento diverbio fra scienziati. Dall’interessante articolo di Michael Zimmerman apparso oggi sull’Huffington Post [vedi qua] risulta che la comunità scientifica sottopone la teoria evoluzionista ogni anno a migliaia di revisioni, estensioni e raffinamenti ma nessuno di questi la contesta. Dove sono gli scienziati che contestano, sono fra i nomi che cita Marcello Veneziani? No, perché Roberto de Mattei è uno storico e Matteo Piatelli Palmarini e Jerry Fodor sono filosofi.

E’ legittimo credere a spiegazioni diverse da quelle scientifiche, se vuoi credere che la terra è piatta, prego accomodati. E’ disonesto sostenere che siano posizioni sostenute da una parte perseguitata della comunità scientifica. Suppongo, però, che a forza di lavorare per un tizio che ringhia e minaccia rabbiosamente, pur predicando l’amore, che dice di fare, ma ci chiediamo: cosa?, che ha abbassato le tasse, le quali hanno avuto il cattivo gusto di aumentare, che non c’è la crisi, ovvero c’è ma l’Italia ne è immune, c’era ma ne siamo già fuori… Insomma ci vuole uno sforzo di fantasia (o di fede) per stare dietro a un padrone del genere, è chiaro che il confine tra il reale e l’irreale sfumi sempre di più fino a doversi ergere a baluardo della moralità insieme con quei poveri preti perseguitati.

The mind boggles.

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Tonidalla. Documento n.1

30 marzo 2010

Il 36.4% degli aventi diritto al voto non ha votato, ciò significa che, se fosse un partito, sarebbe di una maggioranza quasi dittatoriale (da meditare).
Qualcuno ha detto “Se il voto cambiasse qualcosa… sarebbe illegale”.
Posso dirla tutta? Denuncerei i giornali che oggi titolano “La lista Grillo toglie voti alla sinistra” (Repubblica, Corriere), anzi, da buon dittatore con la maggioranza dalla mia parte, li farei chiudere, per la libertà non di stampa, ma per il rispetto della libertà di pensiero e di scelta…Questa è la logica malata del nostro Paese malato: chi ha votato Grillo ha votato Grillo, punto e basta. Quel titolo, in verità, vorrebbe dire “La lista Grillo regala voti a Berlusconi”, ovvero una menzogna, una menzogna irrispettosa che vuole il Paese sempre sull’orlo di un potenziale scontro civile, perché gli italiani tra loro non si amano, e che principalmente, per assurdo, mette in contrasto elementi di una stessa fazione.
Valutare i risultati delle elezioni per sottrazione e non per merito è un altro sgradevole effetto della attuale legge elettorale, che vede i piccoli privare di voti utili i due grandi partiti di centro[1]. A nessuno salta in mente che, se si comprano pomodori dal fruttivendolo, è perché si ha voglia di mangiare quei pomodori e non perché non si ha voglia di mangiare piselli? Dove nasce questa logica della considerazione per sottrazione? Dal sistema elettorale vigente: col maggioritario ci siamo spinti a ragionare come gli americani pur vivendo la diversa realtà italiana, quindi a dover scegliere tra due poli e, in tal ottica, è ovvio che ciò che non va a uno va all’altro, quindi ciò che va a uno è sottratto all’altro.
Gli italiani fino agli anni ’80 del secolo scorso (la legge sul cambio elettorale è del 1993) ragionavano diversamente, più da italiani: chi votava PSDI non toglieva voti al PSI, e viceversa, perché ogni lista (ogni sfaccettatura del complesso pensiero politico italiano) correva per i fatti propri, fuori dalla perversione delle coalizioni che si instaura nel nostro Paese a partire, appunto, dal 1994 (“Fino ad allora, l’aggregazione di liste tra loro differenti avveniva dopo le elezioni: si trattava di coalizioni elettorali, ossia indispensabili per la costituzione dei vari esecutivi(…)”[2].
Per finire, ognuno si assuma la responsabilità delle proprie scelte (a partire da chi ha deciso di appoggiare il partito di maggioranza, quello dei non votanti) rispettando quelle altrui, e si esca una buona volta dalla perversità del denigrare gli sbagli altrui, convinti di fare il meglio nello scegliere il meno peggio e così dormire sonni tranquilli e consolatori.
L’Italia non ha bisogno di oscillare tra due delusioni, lasciamo all’America tale sistema (è un altro mondo, il quale vive perfettamente il suo equilibrio in queste modalità); l’Italia ha bisogno di sentire, scaldarsi, ragionare e arrovellarsi con le parole per continuare a vivere la sua libertà europea e mediterranea.

Tonidalla


[1] – La giovane America ha bisogno, forse, di questo per la sua democrazia, non l’Italia che è appesa nella stratificata e sfaccettata Europa e immersa nelle correnti del Mediterraneo; tant’è che ogni elezione da vent’anni a questa parte non porta alcuna sorpresa né variabile, fino a poter parlare dell’inutilità delle stesse, bilanciate ludicamente tra due colori (rosso e blu) di un’unica bandiera di centro, tanto da divertire i cittadini una serata all’anno frementi come bambini di fronte al regalo impacchettato che hanno chiesto loro a Babbo Natale.

[2] – Citazione dalla voce “Coalizioni politiche italiane” su Wikipedia.it

the_reverend_on_Ice

Nel tentativo di squalificare l’attenzione della stampa estera nei suoi confronti il presidente del consiglio parla di una “morbosa campagna della stampa estera”, indicando in Murdoch l’artefice di questa trama. Che la stampa estera faccia il suo dovere è una cosa che evidentemente dà fastidio. Ma forse è meglio far credere che le critiche rivolte a Berlusconi siano tutte sul piano dei suoi comportamenti privati, per cui ben vengano in quanto coprono altre colpe. In verità la stampa estera analizza più a fondo le azioni del governo italiano. O meglio le inazioni. Prendete per esempio questo articolo del Guardian (che non fa parte del gruppo Murdoch – ma che potrebbe essere insufflata dalla sinistra italiana). La preoccupazione espressa è che il vertice dell’Aquila sia una pura passerella, priva di contenuti. Mai sono stati attesi così tanti capi di stato e di governo (se ne attendono dai 39 ai 44), eppure non è stata preparata un’agenda di discussione. Tanto che il governo americano ha preso l’iniziativa per organizzare i temi da affrontare. Questo aggiunto al fatto che l’Italia non ha rispettato gli impegni presi in precedenti incontri del G8 e al fatto che non sta nemmeno pagando la sua quota d’iscrizione all’esclusivo club spinge, giustamente, a chiedersi dell’opportunità della sua stessa presenza.

Sì?

19 giugno 2009

Che con un referendum si possa peggiorare una pessima legge è il colmo. Questo però sarebbe il risultato se dovessero vincere i sì in due delle consultazioni di questo fine settimana. Il fatto di attribuire il premio di maggioranza al partito di maggioranza relativa è palesemente fuori da qualsiasi logica democratica. In un sistema come quello italiano potrebbe tranquillamente voler dire che un partito con poco più del trenta percento del suffragio sarà partito di maggioranza assoluta in parlamento. Ciò non ostante io andrò a votare e voterò Sì ai tre quesiti. E se mentre sull’ultimo quesito – quello dell’impossibilità di candidarsi in più collegi elettorali – è facile capire il perché votare Sì, sugli altri due vorrei spendere una parola. Quanto esposto sopra rende ovvio che penso che sia una sciocchezza unica attribuire il premio elettorale al primo partito, anzi ritengo un premio elettorale contrario allo spirito di una qualsiasi elezione. Ma, penso, che il premio elettorale dato a un partito con, poniamo, il 34% del voto lo mette in una situazione insostenibile. Potrebbe un partito seriamente pensare di governare in queste condizioni? Avrebbe sicuramente almeno la camera dalla sua – il Senato non è garantito – ma il paese reale? La Società civile accetterebbe? Non si svilupperebbe la volontà popolare di cambiare il sistema elettorale? Chiaramente questo avverrebbe attraverso l’istituto del referendum (essendo il parlamento in mano a un partito refrattario ad un cambiamento del sistema elettorale), e questo referendum sarebbe convocabile da partiti che rappresentano la maggioranza dell’elettorato, quindi con un’elevata possibilità di superare il quorum. Abrogando questa legge elettorale si dovrebbe tornare alla situazione pre-porcata, per adoperare la fine allocuzione del ministro (sic, mi stupisco ancora) Calderoli. Anzi, perché non raccogliere le firme per tornare alla situazione anteriore ancora e abrogare la Mattarellum, per tornare a quella proporzionale che poi tanto diabolica non era? Certo, se la Società non fosse in grado di reagire a una così palese situazione antidemocratica  forse sarebbe il caso di fare alcune domande sull’Italia, soprattutto se guardiamo a un paese come l’Iran dove centinaia di migliaia di persone sono scese in piazza per rivendicare la correttezza del risultato elettorale. Ma forse siamo vicini all’Iran solo nell’indice alfabetico di un atlante.

El Pais pubblica alcune delle foto che Silvio Mugabe non vuole che siano mostrate in Italia. Ma forse più importante è l’editoriale non firmato che si può leggere QUI. Si può tranquillamente sintetizzare il tutto con il titolino dell’articolo: Le immagini non svelano il privato del primo ministro, quanto la sua deriva autoritaria. Un altro organo chiaramente insufflato dalla sinistra italiana.

Certo che se proprio proprio volete vedere le fotografie vi basta cliccare QUI

La barca è piena

4 maggio 2009

La barca è piena è un film del 1981 del regista svizzero Markus Imhoof. Racconta le vicissitudini di un gruppo di persone che fuggono dalla Germania nazista durantee la seconda guerra mondiale. Il titolo del film deriva dalla giustificazione che stava alla base delle leggi dell’accoglienza della confederazione. Infatti nell’agosto del 1942, adducendo il problema della quantità di rifugiati presenti, le autorità svizzere vietarono l’accoglienza di profughi per motivi razziali. Un ebreo, quindi, sarebbe stato respinto alla frontiera e, se fosse comunque riuscito ad entrare in Svizzera, sarebbe stato consegnato alle autorità doganali dei paesi che circondavano la Svizzera: la Germania nazista, l’Italia fascista, la Francia di Vichy. I documenti dell’epoca parlano di quasi 10.000 persone individuate e cacciate dalla Svizzera. Riguardando questi fatti non possiamo non essere convinti della bestialità di questo comportamento. Quelle persone furono consegnate ai loro carnefici, direttamente o indirettamente. Eppure, all’epoca, questa politica era spacciata per una politica di buon senso – non c’è più posto, mangiano il nostro pane…

Oggi, nella stessa maniera, respingiamo i migranti, con motivi simili (finché i nostri politici restano da questo lato delle discussioni da bar). Le vicende del Pinar del mese scorso mostrano quanto la nostra civiltà sia aperta ed accogliente. Ai migranti viene negato un approdo. Due stati europei rimpallano la responsabilità di soccorso alla nave che ha raccolto questi profughi. Anzi, clandestini secondo la parlata dei nostri media. Ancora prima di entrare in Italia ed essere soggetti alla legge sulla clandestinità già sono clandestini, non donne o uomini. Questo ci permette di trattarli come criminali.

Tra qualche secolo nessuno potrà negare la bestialità di questo comportamento. Tra qualche secolo.

Santiago Nasar se ne andò. La gente si era sistemata nella piazza come nei giorni di sfilata. Tutti lo videro uscire, e tutti capirono che già sapeva che lo avrebbero ammazzato, ed era così sconcertato che non trovava la strada di casa sua. Dicono che qualcuno gridò: «Non da lì, turco, per il porto vecchio». Santiago Nasar cercò la voce. Yamil Shaium gli gridò che si rifugiasse nel suo negozio, ed entrò a cercare il fucile da caccia, ma non ricordò dove aveva nascosto le cartucce. Cominciarono a gridargli da tutte le parti, e Santiago Nasar fece vari giri avanti e indietro, abbacinato da tante voci tutte insieme. Era evidente che si dirigeva verso casa sua dalla porta della cucina, ma d’un tratto dovette rendersi conto che era aperta la porta principale.

«Eccolo» disse Pedro Vicario.

Entrambi l’avevano visto nello stesso momento. Pablo Vicario si tolse la giacca, la posò sulla spalliera della sedia, e scartò il coltello a forma di scimitarra. Prima di staccarsi dal negozio, senza alcun accordo tra loro, entrambi si fecero il seno della croce. Allora Clotilde Armenta afferrò Pedro Vicario per la camicia e gridò a Santiago Nasar che corresse perché lo avrebbero ammazzato. Fu un grido così pressante che spense tutti gli altri. «Dapprima si spaventò» mi disse Clotilde Armenta, «perché non sapeva chi gli stava gridando, né da dove». Ma quando la vide, vide anche Pedro Vicario, che la gettò a terra con uno spintone, e raggiunse il fratello. Santiago Nasar era a meno di 50 metri da casa sua, e corse verso la porta principale.

[Cronaca di una morte annunciata, Gabriel Garcia Márquez]

Così come Santiago Nasar quante cose si avvicinano disordinatamente alla soluzione sbagliata: democrazia, ambiente, economia, energia, etica. In Italia abbiamo l’imbarazzo della scelta, le soluzioni proposte dal governo – talvolta appoggiate da parte dell’opposizione – vanno nella direzione che porta ai coltelli dei fratelli Vicario: parlamento svuotato delle sue prerogative, nessun piano ambientale, nessuna riorganizzazione della struttura finanziaria, ritorno al nucleare, etica affidata al Vaticano. Cercasi deviazione.

Il dispatrio

14 marzo 2009

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In Italia (. . .) le cose si erano messe male. Si veniva instaurando un regime che consideravo nefasto, e il panorama culturale mi sembrava particolarmente deprimente. Si sentiva nell’aria l’arretratezza della nostra cultura tradizionale, comune matrice degli indirizzi più palesemente retrivi a cui si appoggiava il nuovo regime, e di quelli velleitari e in parte spuri che cercavano di contrastarlo. E lì in mezzo si distingueva appena il nucleo striminzito delle idee e delle cose che approvavo: parzialmente santo ai miei occhi, ma striminzito.

[Luigi Meneghello, Il dispatrio]

Pet Sematary

11 marzo 2009

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Questo post doveva intitolarsi A volte ritornano, come il racconto di Stephen King. Doveva contenere considerazioni sul fatto che due personaggi come Salvatore “Totò” Cuffaro e Clemente Mastella possano riaffacciarsi in primo piano alla politica. Le loro vicende, in un altro paese, li avrebbero destinati, per lo meno, a tenere un basso profilo finché non si fossero chiarite le loro posizioni. Non bisogna dimenticare che Cuffaro ha subito una condanna in primo grado a 5 anni ed all’interdizione perpetua dai pubblici uffici per i reati di favoreggiamento e rivelazione di segreto d’ufficio e che Mastella resta iscritto nel registro degli indagati per l’inchiesta Why Not (mentre sua moglia finisce ai domiciliari per il reato di concussione), oltre alla condanna politica di aver sabotato il governo di cui era ministro (della giustizia!). Ecco invece che l’uno viene candidato alle elezioni europee dal Partito della Libertà che si allea con il suo partito. L’altro, eletto senatore, entra nella commissione di vigilanza RAI. Sono classici esempi di questi ritorni. Diresti che siano spacciati eppure si staccano dalle corde e ritornano nella mischia. Ma non sono eccezioni nel panorama italiano. Sono anzi la regola. Una volta insediati nelle stanze di potere entri in possesso di un abbonamento a vita. Anche rimanendo qui in Trentino Mario Malossini rimane continuamente sulla cresta dell’onda. Anche qui non bisogna ricordarsi che è stato condannato in definitiva al reato di corruzione ed è tuttora coinvolto in un indagine della Guardia di Finanza. Nemmeno una malattia come un ictus cerebrale può allontanare un politico. Umberto Bossi, ancora nel suo letto d’ospedale si candida alle elezioni europee del 2004, mantenendosi per tutto il tempo segretario della Lega Nord. Nonostante le difficoltà fisiche causate dal suo stato è un ministro, di uno stato che fa fatica a riconoscere. Solo la morte impedisce il proseguimento della carriera politica – non è detto nemmeno questa: in Corea del Nord Kim Il Sung è tuttora Presidente eterno nonostante sia deceduto nel 1994; Silvio Berlusconi può meditare su questo dato.

Una domanda sorge spontanea: perché noi cittadini non siamo in grado di toglierli di mezzo?

Guardare oltre

16 febbraio 2009

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Hai qualche volta quella sgradevole impressione che la mano che ti stanno agitando davanti al viso serve per non farti capire che ti stanno sfilando il portafoglio? Ogni settimana i nostri politici sono investiti di un caso morale, la settimana scorsa gli Englaro quella prima Cesare Battisti la prossima San Remo (io punto su Benigni – sono piuttosto scontati i nostri), ma nel frattempo cosa fanno? Per incominciare il decreto sulla sicurezza. Ovvero per aumentare la sicurezza ostacolano le intercettazioni e dotano dei padani con la pancia da birra della possibilità di girare a mo’ di ronda. Mi sento già più sicuro. Per non parlare di come il governo intende affrontare la crisi economica. Già, come intende affrontare la crisi economica? Non si è ben capito, se non che ti danno soldi se compri automobili o frigoriferi. Confrontando l’Italia con gli Stati Uniti, la Francia o la Germania (lo so, sono impietoso, i prossimi raffronti li faccio con la Siria e la Colombia, giuro) si vede subito l’inadeguatezza dei provvedimenti. Quindi ben venga un altro caso Englaro. Vale veramente la pena al signor Silvio Berlusconi abbracciare una causa come questa. E tanto per gradire ha potuto pure fare un saggio della potenza dei suoi media. Prima della sua discesa in campo accanto al Vaticano i sondaggi sostenevano che quasi l’80% degli intervistati fossero favorevoli al fatto che il corpo di Eluana Englaro potesse andarsene. Pochi giorni dopo la sua dichiarazione che avrebbe licenziato un decreto perché non potesse essere interotta l’idratazione e l’alimentazione della Englaro uscirono dei sondaggi che sostenevano che la metà degli intervistati fossero a favore del provvedimento. Non sarebbe scientifico dire che il 30% degli italiani hanno cambiato opinione in pochi giorni, ma sicuramente i media sono riusciti a torcere le notizie in maniera favorevole al presidente del consiglio.