Sì?

19 giugno 2009

Che con un referendum si possa peggiorare una pessima legge è il colmo. Questo però sarebbe il risultato se dovessero vincere i sì in due delle consultazioni di questo fine settimana. Il fatto di attribuire il premio di maggioranza al partito di maggioranza relativa è palesemente fuori da qualsiasi logica democratica. In un sistema come quello italiano potrebbe tranquillamente voler dire che un partito con poco più del trenta percento del suffragio sarà partito di maggioranza assoluta in parlamento. Ciò non ostante io andrò a votare e voterò Sì ai tre quesiti. E se mentre sull’ultimo quesito – quello dell’impossibilità di candidarsi in più collegi elettorali – è facile capire il perché votare Sì, sugli altri due vorrei spendere una parola. Quanto esposto sopra rende ovvio che penso che sia una sciocchezza unica attribuire il premio elettorale al primo partito, anzi ritengo un premio elettorale contrario allo spirito di una qualsiasi elezione. Ma, penso, che il premio elettorale dato a un partito con, poniamo, il 34% del voto lo mette in una situazione insostenibile. Potrebbe un partito seriamente pensare di governare in queste condizioni? Avrebbe sicuramente almeno la camera dalla sua – il Senato non è garantito – ma il paese reale? La Società civile accetterebbe? Non si svilupperebbe la volontà popolare di cambiare il sistema elettorale? Chiaramente questo avverrebbe attraverso l’istituto del referendum (essendo il parlamento in mano a un partito refrattario ad un cambiamento del sistema elettorale), e questo referendum sarebbe convocabile da partiti che rappresentano la maggioranza dell’elettorato, quindi con un’elevata possibilità di superare il quorum. Abrogando questa legge elettorale si dovrebbe tornare alla situazione pre-porcata, per adoperare la fine allocuzione del ministro (sic, mi stupisco ancora) Calderoli. Anzi, perché non raccogliere le firme per tornare alla situazione anteriore ancora e abrogare la Mattarellum, per tornare a quella proporzionale che poi tanto diabolica non era? Certo, se la Società non fosse in grado di reagire a una così palese situazione antidemocratica  forse sarebbe il caso di fare alcune domande sull’Italia, soprattutto se guardiamo a un paese come l’Iran dove centinaia di migliaia di persone sono scese in piazza per rivendicare la correttezza del risultato elettorale. Ma forse siamo vicini all’Iran solo nell’indice alfabetico di un atlante.