Luglio, agosto, settembre (nero), gli Area

Giocare col mondo facendolo a pezzi
bambini che il sole ha ridotto già vecchi

Non è colpa mia se la tua realtà
mi costringe a fare guerra all’omertà.
Forse un dì sapremo quello che vuol dire
affogare nel sangue con l’umanità.

Gente scolorata quasi tutta uguale
la mia rabbia legge sopra i quotidiani.
Legge nella storia tutto il mio dolore
canta la mia gente che non vuol morire.

Quando guardi il mondo senza aver problemi
cerca nelle cose l’essenzialità
Non è colpa mia se la tua realtà
mi costringe a fare guerra all’umanità.

Annunci

Parlare di Gaza

11 gennaio 2009

gallery-gaza-mourning-rel-005

Gaza è un buco nero. Vorrei scriverne. Non ho le parole.

gallery-children-victims-002

Tutte le volte che sento alla radio del diritto d’Israele di difendersi, delle colpe dei palestinesi, delle menzogne per coprire questa esecuzione, mi metto a inveire. E a bestemmiare.

gallery-gaza-air-strikes-010

E i nostri fantastici politici commentano:

http://www.openpolis.it/argomento/3945

gallery-gaza-air-strikes-003

Io non so scrivere di Gaza. Ma non so nemmeno come non farlo. Già su certi telegiornali non è la prima notizia. Quando ci avremo fatto l’abitudine quali freni – se già ce ne fossero – avrebbe l’esercito d’Israele?

gallery-israeli-missile-s-004

Un nuovo progetto di pulizia etnica si sta profilando. Ma stavolta nessuno – fortunatamente – parla di guerra umanitaria per fermarla. Tra pochi giorni nessuno ne parlerà. Punto.

In trappola

5 gennaio 2009

gallery-gaza-air-strikes-011

Non so cosa significhi vivere in trappola. Essere sequestrati o imprigionati. Avere una vita limitata dai propri sorveglianti. Immaginare una situazione del genere applicata a oltre un milione di persone mi è impossibile. Deve esserlo altrettanto impossibile per i nostri giornalisti e i nostri politici. La questione di Gaza non verte, nelle loro menti, attorno alla tragedia che si sta consumando nella Striscia. Non li sfiora che si stia perpetrando un crimine. Non sono turbati dal rendersi complici a questo. Le loro parole sono dedicate alla sicurezza dello stato d’Israele. Sono dedicate a quei patetici bruciatori di bandiere. Perché un giornale, per informarmi di questa esecuzione (mi rifiuto di chiamarla guerra), deve versare fiele su manifestanti che bruciano la bandiera d’Israele accusandoli di seminare l’odio. Le bombe, le granate, i proiettili? Questi non seminano l’odio? Solo morte e distruzione e la soluzione del problema chiamato Hamas, ma odio no, quello proprio no.

Per la prima volta non sono messo a disagio da quelle fotografie di manifestanti che accostano la croce uncinata alla stella di David. L’attuale politica dello stato d’Israele non è quella dello stato nazista. Ma l’avere tolto la terra a delle persone in quanto palestinesi, averle costrette a vivere in una immensa prigione in quanto palestinesi, mi ricorda la ghettizzazione subita dagli ebrei. Quante volte mi sono chiesto, ma perché gli ebrei non si sono ribellati? Infatti lo fecero nel caso del Ghetto di Varsavia. Nessuno può negargli ora quel diritto. L’attuale strategia dello stato d’Israele non è quella di un attacco chirurgico per asportare Hamas. Dalle testimonianze Israele sta distruggendo tutto l’apparato amministrativo della Striscia di Gaza. Tutte quelle strutture che sostengono volere consegnare ad al-Fatah. Io ritengo che lo scopo di questo attacco sia piuttosto quello di svuotare la striscia dai palestinesi.

Cosa rimarrà dopo questo attacco? Un cumulo di macerie. Una popolazione che vivrà nell’insicurezza, che saprà che questo si ripeterà se dovesse votare nuovamente per Hamas (ammesso gli sia concesso votare). Un territorio contaminato dai proiettili all’uranio impoverito usato contro le gallerie e contro le casematte. Quanti palestinesi si diranno che ormai non c’è più futuro per loro in quella terra? E che non si mettano a cercare solidarietà altrove. In quale siano schierati i governi europei è evidente. I regimi arabi non sono da meno, il livello di corruzione e di scollamento dalle loro società è evidente.

I palestinesi sono soli e in trappola.