Tonidalla. Documento n.1

30 marzo 2010

Il 36.4% degli aventi diritto al voto non ha votato, ciò significa che, se fosse un partito, sarebbe di una maggioranza quasi dittatoriale (da meditare).
Qualcuno ha detto “Se il voto cambiasse qualcosa… sarebbe illegale”.
Posso dirla tutta? Denuncerei i giornali che oggi titolano “La lista Grillo toglie voti alla sinistra” (Repubblica, Corriere), anzi, da buon dittatore con la maggioranza dalla mia parte, li farei chiudere, per la libertà non di stampa, ma per il rispetto della libertà di pensiero e di scelta…Questa è la logica malata del nostro Paese malato: chi ha votato Grillo ha votato Grillo, punto e basta. Quel titolo, in verità, vorrebbe dire “La lista Grillo regala voti a Berlusconi”, ovvero una menzogna, una menzogna irrispettosa che vuole il Paese sempre sull’orlo di un potenziale scontro civile, perché gli italiani tra loro non si amano, e che principalmente, per assurdo, mette in contrasto elementi di una stessa fazione.
Valutare i risultati delle elezioni per sottrazione e non per merito è un altro sgradevole effetto della attuale legge elettorale, che vede i piccoli privare di voti utili i due grandi partiti di centro[1]. A nessuno salta in mente che, se si comprano pomodori dal fruttivendolo, è perché si ha voglia di mangiare quei pomodori e non perché non si ha voglia di mangiare piselli? Dove nasce questa logica della considerazione per sottrazione? Dal sistema elettorale vigente: col maggioritario ci siamo spinti a ragionare come gli americani pur vivendo la diversa realtà italiana, quindi a dover scegliere tra due poli e, in tal ottica, è ovvio che ciò che non va a uno va all’altro, quindi ciò che va a uno è sottratto all’altro.
Gli italiani fino agli anni ’80 del secolo scorso (la legge sul cambio elettorale è del 1993) ragionavano diversamente, più da italiani: chi votava PSDI non toglieva voti al PSI, e viceversa, perché ogni lista (ogni sfaccettatura del complesso pensiero politico italiano) correva per i fatti propri, fuori dalla perversione delle coalizioni che si instaura nel nostro Paese a partire, appunto, dal 1994 (“Fino ad allora, l’aggregazione di liste tra loro differenti avveniva dopo le elezioni: si trattava di coalizioni elettorali, ossia indispensabili per la costituzione dei vari esecutivi(…)”[2].
Per finire, ognuno si assuma la responsabilità delle proprie scelte (a partire da chi ha deciso di appoggiare il partito di maggioranza, quello dei non votanti) rispettando quelle altrui, e si esca una buona volta dalla perversità del denigrare gli sbagli altrui, convinti di fare il meglio nello scegliere il meno peggio e così dormire sonni tranquilli e consolatori.
L’Italia non ha bisogno di oscillare tra due delusioni, lasciamo all’America tale sistema (è un altro mondo, il quale vive perfettamente il suo equilibrio in queste modalità); l’Italia ha bisogno di sentire, scaldarsi, ragionare e arrovellarsi con le parole per continuare a vivere la sua libertà europea e mediterranea.

Tonidalla


[1] – La giovane America ha bisogno, forse, di questo per la sua democrazia, non l’Italia che è appesa nella stratificata e sfaccettata Europa e immersa nelle correnti del Mediterraneo; tant’è che ogni elezione da vent’anni a questa parte non porta alcuna sorpresa né variabile, fino a poter parlare dell’inutilità delle stesse, bilanciate ludicamente tra due colori (rosso e blu) di un’unica bandiera di centro, tanto da divertire i cittadini una serata all’anno frementi come bambini di fronte al regalo impacchettato che hanno chiesto loro a Babbo Natale.

[2] – Citazione dalla voce “Coalizioni politiche italiane” su Wikipedia.it

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Panico a Segrate

18 ottobre 2009

Foto di Martin Barnard

Foto di Martin Barnard

Trascrivo dalla rubrica di Alessandro Robecchi sul Manifesto di oggi:

Il Corriere della Sera ha molti abbonati e ha deciso di stipulare un abbonamento pure lui: si è abbonato alla Mondadori. Con regolare cadenza, ospita una fluviale intervista alla presidente di Mondadori, cioè del principale gruppo concorrente. Quando non ha l’intervista a Marina Berlusconi (che immaginiamo oberata da impegni… «Ancora De Bortoli? Dì che non ci sono!»), il Corriere rimedia con i prodotti made in Segrate. Venerdì l’apertura del primo quotidiano nazionale era dedicata non alle notizie italiane, e nemmeno alle notizie dal mondo, ma alla prossima uscita del libro di Dan Brown (editore: Mondadori). Attenzione: non un inedito di Pavese o Pasolini, per dire, ma un polpettone commerciale che sta alla letteratura come Alfano alla giustizia. Il papello, il pizzo ai talebani, le minacce alla Costituzione, tutto dev’essere parso meno importante di una marchetta alla Mondadori.

Ma torniamo a Marina Berlusconi. Dice: «Non mi occupo di politica, mi occupo di aziende». Cosa sarebbe, una di quelle barzellette di papà? Ma di quali aziende parla, scusi? Di Mondadori che edita quei capolavori di disinformatjia come Chi? O Mediaset, che ospita il non schierato Emilio Fede? Oppure stava parlando dell’Einaudi, che rifiuta un libro di Saramago perché parla male di papi? Oppure di Canale 5, la prestigiosa istituzione che fa pedinare i giudici sgraditi? Eppure, guarda un po’: è proprio l’aver fatto coincidere aziende e politica che provoca una fifa blu a Segrate e a Cologno Monzese. Quando cadrà il piccolo conducator di Arcore, chi spiegherà a tutti che la politica era una cosa e le aziende un’altra cosa? Potremmo mandare Fede, o Brachino, o Signorini a dire: «Ma dài, scherzavamo!». Oppure Marina Berlusconi potrebbe parlare al Corriere, sfruttando il suo abbonamento all’intervista periodica, e dire: «Politica? Noi? Ma quando mai!» Sarà uno spettacolo divertente, prenoto due biglietti.