San Patrizio

17 marzo 2009

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Ricordo di un San Patrizio di quindici anni fa.

Studiavo a Bologna e un venerdì sera andai al circolo ARCI la Vereda per una festa di San Patrizio. La classica festa di San Patrizio: birra, musica irlandese, tutto e tutti dipinti e vestiti di verde. Anch’io, delle mie amiche mi avevano colorato viso e capelli di verde smeraldo. All’epoca tornavo ogni sabato in Trentino per lavorare per cui le uscite di venerdì si prolungavano sempre fino alle sei del mattino quando avrei preso il treno per tornare a casa. Così anche quel, ormai, sabato mattina. L’unica differenza fu l’arrivo a casa: aprii la porta e vidi nello specchio la mia faccia e i miei capelli verdi. Avevo preso l’autobus notturno fino alla stazione, preso il biglietto, accomodato in scompartimento, sceso dal treno, camminato fino alla stazione delle corriere di Trento, preso un altro biglietto, seduto in corriera, sceso dalla corriera, attraversato Ponte Arche, fatto autostop fino a Stenico e nessuno che avesse fatto un commento.

La settimana seguente volli ripetere l’esperimento: partii con il pisello di fuori.

Fui trattenuto per due ore dalla polfer di Bologna.

The Queen is Dead

27 febbraio 2009

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Un post letto qua mi porta indietro di qualche anno.

Devo aver avuto 16 anni. Non riuscivo a sopportare il fatto che l’universo musicale si riducesse alle due radio che si potevano ricevere a Stenico: Radio Emanuela (con conseguente Hotel California in continuazione, mai che gli si sia rovinato quel disco) e Radio tg8. Non avevo ancora capito che esisteva Rai Stereo Notte. Ma avevo capito che mettendo la radio sullo scaffale più alto della libreria di camera mia, piegando l’antenna in una certa maniera, tenendo il dito sulla girella della frequenza e piegando il busto leggermente in avanti potevo accedere alla contemporaneità: Radio Deejay.

Ora, ammetto che Radio Deejay non fosse un grande balzo in avanti. Ma in mezzo ai Tracy Spencer, Erasure, Bananarama, Howard Jones, Sandy Marton a un certo punto passa un pezzo degli Smiths. Non mi ricordo quale fosse ma mi ricordo che ho pensato “questi sono diversi”. Deve essere stato un errore di programmazione, perché nonostante le playlist ripetitive di Radio Deejay non li sentì più. L’unica soluzione fu quindi di marinare scuola una mattina e prendere la corriera andare a Trento e prendermi un loro disco. Al De Marco non avevano niente ma al Domolux sì. Un’unica copia di “The Queen is Dead”.

Mentre tornavo a Stenico in corriera mi rigiravo tra le mani la copertina con Alain Delon (Il ribelle di Algeri) e leggevo i testi e mi dicevo “questi sono diversi”.

So I broke into the Palace, with a sponge and a rusty spanner…

Così mi sono ritrovato a imparare a memoria tutti i testi degli Smiths. E tutto questo aveva un unico scopo. Cantarli a squarciagola in compagnia di Gattomur in buona parte delle piazze storiche di Bologna.